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QUALE FUTURO PER GLI ISTITUTI ALBERGHIERI?

Il 29 aprile a Pescara si è tenuto il convegno “QUALE FUTUTO PER GLI ISTITUTI ALBERGHIERI?” Un primo incontro organizzato dell’Unione Cuochi Abruzzesi e dalla Onlus Peppino Falconio con il patrocinio della FIC.

Nell’introdurre i lavori il vice presidente della Onlus Stefano Falconio ha sottolineato che “Ragionare sul rafforzamento del percorso curricolare degli studenti sia ormai inevitabile, perchè è sì importante avere cuochi preparati culturalmente ma è altrettanto importante permettere loro di mettere in pratica quanto appreso, attraverso un giusto numero di ore di laboratorio. Auspichiamo che questo incontro porti a una proposta condivisa con gli attori principali del settore: istituzioni scolastiche, associazioni di categoria, università e politica, anche per provare a invertire la tendenza del calo delle iscrizioni agli alberghieri e ridare dignità a questa scuola troppo spesso considerata come un ripiego. Dopo questo convegno costituiremo un tavolo tecnico che elabori un documento da presentare al legislatore”.

La dirigente dell’alberghiero di Pescara, Alessandra Di Pietroha sostenuto che ”E’ fondamentale per gli allievi avere una forte preparazione, che però non può essere limitata esclusivamente ad una formazione laboratoriale, perché l’alberghiero deve creare figure che hanno competenze a 360 gradi per far fronte ad esigenze di mercato sempre più articolate ed in continuo mutamento. Potenziare le attività laboratoriali ma senza penalizzare la cultura. Bisogna andare verso una formazione collaborativa con tutti i soggetti del mondo della ristorazione, e creare una filiera formativa terziaria, quali gli ITS e gli IFTS, auspicando anche l’istituzione di un Liceo enogastronomico e del turismo”. 

Giovanni Guadagno, responsabile formazione della FIC, ha fatto rilevare che “C’è un problema di approccio culturale a questa tipologia di istituto. Come può un ragazzo che sceglie di voler fare un lavoro manuale non essere influenzato da una società che predilige tutto ciò che di manuale non è? Bisognerebbe che la scuola dedicasse maggior tempo all’apprendimento di alcune abilità, e questo diventa anche un fattore culturale. L’attuale ordinamento possiede tante indicazioni in tal senso che però devono essere attuate, ma sta anche ai docenti trasmettere con più entusiasmo e con l’esempio la passione per questa professione, superando il concetto della “trasmissione del sapere” esclusivamente basato sulle conoscenze”.

Da remoto il presidente della Federazione italiana cuochi Rocco Pozzulo, ha dichiarato che “Per tornare ad attrarre i giovani verso l’alberghiero bisogna che si cambino le regole del lavoro nella ristorazione con orari che lascino più spazio per il  tempo libero. Nello specifico bisognerebbe  potenziare le ore delle discipline tecnico pratiche; obbligo di aggiornamento altamente professionale per i docenti e permettere loro di poter lavorare nella ristorazione; incentivare gli istituti ad aprire un ristorante/bar didattico per gli esterni; permettere agli allievi di poter lavorare anche dai primi anni di scuola; migliorare l’alternanza scuola lavoro selezionando solo i migliori ristoranti; far sì che la quota di iscrizione sia obbligatoria anche per gli Istituti.”

La giornalista Simona Vitali, anch’essa da remoto, ha fatto notare che ”La nostra rivista, Sala&Cucina, sta sondando il tema in profondità da anni.Per questo penso, che le risposte giuste si devono trovare negli Istituti più illuminati e in associazioni che fanno veramente formazione.Riportiamo, ogni mese i migliori spunti e iniziative di realtà scolastiche che incontriamo, conosciamo e vediamo al lavoro.Nel secondo caso guardiamo alla FIC, inimitabile macchina organizzativa sul fronte della formazione, con l’azione dei propri associati nelle scuole, calendari nutritissimi di corsi di formazione, concorsi di grosso calibro e quindi una grande lucidità su scuole e mondo giovani. Un conto sono le opinioni, un conto sono i fatti tangibili ed eloquenti.”

Lorenzo Pace,presidente Unione cuochi abruzzesi, ha rilevato che “la complessa società in cui viviamo presuppone che ci sia sempre maggiore cultura e conoscenza, ma anche un elevato grado di professionalità, ed è per questo che gli alberghieri devono avere un giusto equilibrio tra la formazione concettuale e quella pratica. L’autonomia scolastica da la facoltà agli Istituti di organizzare il percorso didattico, ciò deve permettere di gestire meglio le ore di laboratorio, le attività e i docenti. Alcune proposte per migliorare l’offerta formativa potrebbero essere: un percorso unico dal secondo al quinto anno in cui siano crescenti le ore di pratica. Rendere obbligatorio all’esame di maturità la prova pratica. Istituire gli Istituti Tecnici Superiori di Enogastronomia con corsi biennali di professionalizzazione post diploma, anche per arginare il proliferare delle accademie private. Aggiornamento obbligatorio dei docenti ITP.  Abolizione degli stage e ripristino degli esperti esterni di alto profilo professionale. Rendere obbligatorio in ogni Istituto il Comitato tecnico scientifico con esperti del settore per contribuire alla programmazione e alla valutazione delle attività.”  

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