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Donne in cucina

Marialuisa Lovari ci racconta in occasione della Festa delle Donne la sua esperienza di donna in cucina, donando preziosi consigli utili a tutte le aspiranti chef.

A cura di Francesca Mancini

Le donne in cucina sono sempre meno celebrate rispetto alla loro controparte, eppure da sempre, dalla nascita della cucina vera e propria, si occupano della gestione del fuoco, della famiglia e delle società. La presenza delle donne in cucina non ha mai raggiunto la stessa fondamentale importanza; nei più antichi ricettari, nei manuali dei cuochi più famosi di un tempo la donna non era mai considerata; c’era il capo cuoco, il trinciante, il maestro di casa, i padroni della sala e delle feste, nessuna menzione però per la parte femminile. Il motivo di tutto questo è presto detto, la donna è sempre stata vista come la madre che sta in casa ad occuparsi dei figli, tanto che ancora oggi sono pochissime le cuoche premiate dalle guide (solo il 4% delle stelle Michelin è donna) e sono poche le donne a capo di brigate, eppure la storia insegna che la cucina è stata fatta per merito anche di grandi cuoche.

Ma oggi come stanno andando le cose in Italia? Chi sono le donne che ogni giorno dirigono le brigate di cucina? Al netto dei problemi atavici suddetti, la cucina italiana sta esprimendo un livello di cuoche davvero molto alto, che lanciano messaggi di uguaglianza e contribuiscono alla costruzione di una società di pari diritti. Le cuoche, come i cuochi, si stanno facendo portatrici di cultura cittadina, regionale, nazionale, antirazzista e socialmente utile.

Per festeggiare tutte le donne italiane in cucina, abbiamo scelto di intervistare Marialuisa Lovari della Federazione Italiana Cuochi, donna, madre, giovane e talentuosa chef del ristorante Cucina Donnaluisa all’interno del Resort Il Verreno di Ambra, è parte anche della Nazionale Italiana Cuochi, che tiene alto l’orgoglio della cucina italiana in diverse occasioni di rappresentanza e competitive.

Quando io ho iniziato a fare questo lavoro ero poco più che una ragazzina – racconta Marialuisa – e i tempi erano davvero diversi. Le cucine erano ambienti chiusi e le donne che se ne occupavano erano davvero poche. Tanti invece erano gli uomini, che troppo spesso infelicemente si rivolgevano a chi come me era un po’ carina, con parole indelicate o apprezzamenti sessisti di cui volentieri avresti fatto a meno. La mia carriera non è stata affatto una passeggiata, ma sentivo di voler arrivare e nonostante la giovane età e i problemi mi sono data da fare, ho mandato giù tante ingiustizie, che mi hanno aiutata a diventare la Marialuisa che sono oggi, una executive chef e una donna completa”.

Cucina Donnaluisa è il nome del tuo ristorante, quante donne lavorano con te e quante si occupano del management del Resort Il Verreno di Ambra (Arezzo) che vi ospita?

Non voglio dire che quando ho scelto di aprire il ristorante ho voluto impostare la cucina con una quota rosa fortemente presente in brigata, ma in pratica è andata più o meno così. Non sono mai stata dell’opinione che noi donne potessimo dimostrare di più degli uomini, per me abbiamo tutti le stesse capacità, doti e invettiva, però forse, noi donne dimostriamo di avere in determinate situazioni anche stressanti, una particolare sensibilità che ci permette di andare avanti.

Anche le donne che ho avuto la fortuna di incontrare e che hanno preso in mano il management del

Resort, hanno dimostrato con me subito apertura e appoggio alla mia idea di cucina che nel tempo ho avuto modo di formare. La cucina è un ambiente particolare, c’è condivisione, supporto, passione, è però anche gerarchia di ruoli che devono essere rispettati perché tutto funzioni al meglio. Penso che la pesantezza del lavoro sia data dalla cattiva gestione di esso e del tempo libero, non è quindi questione di capacità lavorativa, ma di metodo e organizzazione. Avere rispetto per sé stessi significa concedersi il giusto riposo, perché un corpo stanco e una mente difficilmente poi permettono di affrontare in maniera costruttiva e positiva qualsiasi ambiente di lavoro”.

Tante volte nella tua carriera di chef ti sarai sentita dire di fare un passo indietro, che il lavoro di cucina non è cosa per donne, oggi che sei a capo di una brigata tutta tua, c’è qualcosa che vorresti dire a proposito?

Non sono mai stata una femminista per partito preso, ho molto rispetto del lavoro dei miei colleghi, così come loro ne hanno per il mio, se dimostri di essere brava e avere carattere puoi arrivare a coronare i tuoi sogni, come è successo a me. Noi donne però, se molto determinate, abbiamo una marcia in più, perché è vero che questo è un lavoro che può essere pesante, che porta via molto tempo, fa riposare poco, ma non è troppo diverso dall’impegno che quotidianamente gestiamo anche nelle nostre case? Io sono madre di tre figli e mi sono trovata a crescerli da sola. Ero molto giovane quando sono diventata madre per la prima volta, non avevo be chiaro cosa sarebbe successo ma eccomi qui. A spingermi ad andare avanti è stato proprio l’amore che ho nei confronti dei miei figli, che volevo vedere crescere bene, e l’amor che ho imparato a dare a me stessa. Oggi sono felice di quanto sono riuscita a costruire e spero che il futuro abbia ancora delle belle sorprese per me”.

Sei una donna che non si è tirata indietro di fronte alle eventualità della vita, ami metterti in gioco e crescere giorno dopo giorno, è per questo che ami partecipare attivamente anche alla vita associativa della Federazione Italiana Cuochi tramite i Campionati, la Formazione e, da poco, anche con un nuovo impegno, che è quello della Nazionale Italiana Cuochi.

Si, far parte della Federazione Italiana Cuochi è di certo un gran privilegio per me, perché frequentando i Campionati come giudice, ho modo di conoscere tanti altri colleghi che come me hanno deciso di vivere la cucin in modo totale e di imparare sempre nuove cose. L’Aggiornamento, la formazione per un cuoco che vuole crescere è fondamentale. Da poco ai miei impegni ho aggiunto quello della Nazionale Italiana Cuochi, rappresentante della cucina italiana nel mondo in momenti di rappresentanza a competizione. Con me siamo a quota cinque donne nel Team della Nazionale e speriamo di dare il meglio per la nostra squadra e per la nostra nazione. Sono felice di supportare la NIC, perché sento di poter dare ancora tanto e voglio farlo al meglio, continuando a crescere, mettendomi alla prova e augurandomi, un giorno, di aver fatto qualcosa di buono e positivo per la cucina italiana e il lavoro di tante cuoche di domani!”.

Auguri, dunque, a tutte le donne che oggi vivono la cucina, che sia di casa o luogo di lavoro, perché senza di esse la cucina italiana non sarebbe un tale patrimonio, ricco e incommensurabile.

Auguri a tutte le donne della Federazione Italiana Cuochi e a tutte le nostre Lady Chef, che si impegnano e ci supportano sempre in maniera eccellente.

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